Mi ricollego al recente intervento[1] di Carlo Mattogno sulla sua (annosa) controversia col prof. Faurisson a proposito del Rapporto Leuchter. Con una premessa: a mio giudizio, bisognerebbe fare un monumento a Mattogno per il suo contributo impareggiabile a un capitolo cruciale della storia del Novecento come l’”Olocausto”, e quindi le sue critiche, argomentate come al solito, al Rapporto Leuchter sono senz’altro apprezzabili. Detto questo però, è giusto dare a Leuchter ciò che è di Leuchter: il miglior giudizio espresso a tutt’oggi sul suo lavoro (e penso che su questo sia d’accordo lo stesso Mattogno) rimane quello di Germar Rudolf nell’introduzione (p. 9) all’edizione critica, pubblicata dal chimico ed editore tedesco, del detto Rapporto:
«The Leuchter Report, first published in 1988, is the work of a pioneer»[2]: “Il Rapporto Leuchter, publicato per la prima volta nel 1988, è l’opera di un pioniere”.
L’opera di un pioniere di cui forse sono stati fin troppo enfatizzati, da amici e nemici, gli errori, sottacendo i meriti. In quest’occasione vorrei perciò evidenziare uno di tali meriti, cui i documenti emersi nel corso degli anni successivi hanno dato indubbiamente ragione: l’aver posto l’accento su una questione fondamentale come quella della falda freatica di Birkenau.
A tal proposito, Leuchter scrisse:
“The author personally inspected and photographed the burning pits at Birkenau. Most remarkable about those pits is a high water table -- perhaps as high as 1.5 feet from the surface. The historical description of these pits is that they were 6 meters (19.55 feet ) deep. It is not possible to burn corpses under water, even with the use of an artificial accelerant (gasoline). All pit locations officially designated on museum maps were inspected and as anticipated, since Birkenau was constructed on a swamp, all locations had water within 2 feet of the surface. It is the opinion of this author that no burning pits existed at Birkenau”[3].
Traduzione: “Il sottoscritto ha ispezionato e fotografato personalmente le fosse di cremazione a Birkenau. Il fatto più straordinario su queste fosse è un’alta falda freatica – alta forse 1.5 piedi [circa 45 centimetri] dalla superficie. La descrizione storica di queste fosse è che erano [sarebbero state] profonde 6 metri (19.55 piedi ). Non è possibile cremare cadaveri sott’acqua, nemmeno con l’uso di un acceleratore artificiale (benzina). Tutte le ubicazioni delle fosse ufficialmente identificate sulle mappe del museo sono state ispezionate e, come detto, poiché Birkenau venne costruita su una palude, tutte le ubicazioni avevano l’acqua a non più di due piedi dalla superficie. Il giudizio del sottoscritto è che a Birkenau non vi fu nessuna fossa di cremazione”.
A questa conclusione Pressac, nel suo storico articolo per Jour Juif (1988) oppose la seguente confutazione:
“Les fosses d'incinération qui furent creusées dans le bois de bouleaux et près du crématoire V n'ont, selon Leuchter, jamais pu l'ètre, parce que la nappe phréatique « se trouve à seulementTraduzione: “Le fosse di cremazione che vennero scavate nel bosco di betulle e presso il Crematorio V non sono, secondo Leuchter, mai potute esistere, perché la falda freatica «si trova a soli
A quanto pare, però, quest’opera di drenaggio, che pure vi fu, non fu così risolutiva: è proprio lo stesso Pressac, solo qualche mese dopo, nel suo opus magnum, a riferire che
“The nature of the land at Birkenau, where the groundwater is almost at surface level (unlike the main camp, where it lies deeper), meant that the two Leichenkeller [“corpse cellars”] could no longer be directly under the building, as had probably been initially planned, but had to be raised to form semi-basements”[5].
Traduzione: “La natura del terreno di Birkenau, dove l’acqua freatica sta quasi al livello della superficie (a differenza del campo principale, dove sta più in profondità), implicava che i due Leichenkeller [“cantine per i cadaveri”] non potevano più stare direttamente sotto l’edificio, come probabilmente era stato inizialmente previsto, ma dovettero essere innalzati per formare dei seminterrati”.
Traduzione: “La natura del terreno di Birkenau, dove l’acqua freatica sta quasi al livello della superficie (a differenza del campo principale, dove sta più in profondità), implicava che i due Leichenkeller [“cantine per i cadaveri”] non potevano più stare direttamente sotto l’edificio, come probabilmente era stato inizialmente previsto, ma dovettero essere innalzati per formare dei seminterrati”.
In realtà, Fred Leuchter aveva visto giusto quando aveva scritto che “Il giudizio del sottoscritto è che a Birkenau non vi fu nessuna fossa di cremazione”. Commenta Germar Rudolf, nell’edizione critica, da lui curata, del testo di Leuchter:
“Tutto ciò è stato confermato da due studi scientifici dedicati parimenti alla questione se la falda freatica fosse così alta durante la guerra; vedi Michael Gartner e Werner Rademacher, “Ground Water In The Area Of The POW Camp Birkenau”, The Revisionist, 1 (1) (2003), pp. 3-12[6]; Carlo Mattogno,”’Incineration Pits’ And Ground Water Level In Birkenau”, ibid., pp. 13-16 (www.vho.org/tr/2003/1/Mattogno13-16.html )”[7].
Quindi, tenuto anche conto del fatto che “Leuchter had only two weeks to compile his work, based on the limited knowledge of 1988” (che Leuchter ebbe solo due settimane per compilare il proprio lavoro, basato sulle limitate conoscenze del 1988)[8], l’autore del tanto bistrattato Rapporto merita davvero l’appellativo di “pioniere” – pioniere dello studio scientifico dei campi detti “di sterminio” – e che “non tutto quello che ha scritto è sbagliato: questo è certo”, come scrisse anni fa in una email al sottoscritto proprio Germar Rudolf.
[2] Fred Leuchter Jr., Robert Faurisson, Germar Rudolf, The Leuchter Reports – Critical Edition, Theses & Dissertation Press, Chicago 2005, p. 9. In rete: http://vho.org/dl/ENG/tlr.pdf
[7] Fred Leuchter Jr., Robert Faurisson, Germar Rudolf, op. cit., nota 124, pp. 46-47.
[8] Fred Leuchter Jr., Robert Faurisson, Germar Rudolf, op. cit., p. 23.









